La Ferrari porta questo fine settimana al GP d’Italia 2026 di Monza una nuova evoluzione della power unit della SF-26, sviluppata a Maranello dai tecnici guidati da Enrico Gualtieri per ridurre il divario di prestazione dalla Mercedes nella fase decisiva del Mondiale. Non è soltanto la gara di casa, con tribune già pronte a tingersi di rosso tra la Prima Variante e la Parabolica. È, soprattutto, un banco di prova: capire se il lavoro sul motore endotermico potrà cambiare davvero il peso della Ferrari nella lotta per i due titoli.
Ferrari a Monza, il secondo ADUO può cambiare la stagione
Il fine settimana del Gran Premio d’Italia arriva in un momento delicato per la Scuderia Ferrari, chiamata a verificare in pista l’efficacia della seconda evoluzione concessa dalla normativa ADUO. La sigla, nel quadro definito dalla Fia, permette interventi mirati sulle aree in cui un costruttore accusa un deficit prestazionale, e nel caso del Cavallino l’attenzione è caduta sul propulsore endotermico.
La particolarità, non secondaria, è che la valutazione federale non ha considerato l’intera power unit, compresa la parte elettrica, ma solo il rendimento del motore a combustione. Da qui la scelta di concentrare lo sviluppo su turbina, combustione e parametri di gestione, con un obiettivo molto concreto: guadagnare velocità nei tratti più lunghi, quelli che a Monza pesano più che altrove. “Qui non puoi nasconderti”, è il ragionamento che circola nel paddock. Pochi carichi, tanto motore.
La vecchia turbina e il vantaggio svanito al via
La prima versione della power unit Ferrari seguiva una filosofia tecnica precisa: una turbina di diametro ridotto, pensata per limitare il ritardo di risposta del turbo e garantire maggiore prontezza nelle fasi iniziali. Una scelta coerente, almeno sulla carta, perché una girante più piccola entra prima nel regime utile e aiuta il pilota quando serve reattività immediata, per esempio allo spegnimento dei semafori.
Quel vantaggio, però, si è assottigliato con la procedura di PRE START, che consente ai propulsori di accelerare in folle per cinque secondi prima della partenza. In quel momento il turbo viene già messo in pressione, riducendo di fatto il problema del turbo lag. Così la Ferrari si è ritrovata con meno benefici nelle partenze e un limite più evidente in rettilineo, dove una turbina più piccola tende a penalizzare la potenza agli alti regimi. A Monza, con quattro lunghi tratti da pieno gas, il conto arriva presto.
Nuovo turbo, combustione rivista e carburante Shell affinato
L’evoluzione introdotta sulla SF-26 ruota attorno a un turbo di diametro maggiore rispetto alla specifica precedente. Non si tratta di un dettaglio isolato: una modifica di questo tipo incide sulla combustione, sull’accensione, sui consumi, sulla curva di coppia e sulla distribuzione della potenza lungo il giro. In pratica, anche senza parlare di un progetto rifatto da zero, i tecnici di Maranello hanno dovuto ricalibrare l’intero equilibrio dell’unità motrice.
Il lavoro ha coinvolto anche la parte alta del motore endotermico e la gestione elettronica, perché più aria e più portata richiedono una combustione più precisa. In parallelo, secondo quanto filtra dall’ambiente Ferrari, Shell avrebbe affinato il carburante sviluppato con la squadra, cercando una resa migliore proprio nelle finestre di utilizzo previste dal nuovo turbo. Al banco, in base a indiscrezioni tecniche, l’incremento della potenza endotermica sarebbe superiore al 2%. Un dato da verificare in pista, certo. Ma a Monza anche pochi cavalli possono cambiare una difesa, un attacco, un DRS agganciato sul rettilineo principale.
La ricaduta riguarda anche la gestione della carica elettrica, perché il modo in cui il motore termico eroga potenza condiziona l’impiego dell’energia disponibile. Non basta spingere di più sul dritto: serve farlo senza compromettere consumo, temperature e continuità di rendimento. È qui che si misurerà la qualità del pacchetto. Solo allora, tra prove libere e qualifica, si capirà se il passo avanti visto al banco avrà lo stesso peso sull’asfalto.
Verso il 2027, Monza diventa una base di sviluppo
La nuova specifica della power unit Ferrari non guarda soltanto alle ultime gare del 2026. Le regole sugli ADUO prevedono per la Scuderia altri due interventi evolutivi nel 2027, e la versione portata a Monza dovrebbe diventare la base tecnica su cui costruire il motore della prossima stagione. Un passaggio intermedio, quindi, ma con conseguenze che vanno oltre il fine settimana brianzolo.
Per Charles Leclerc e Lewis Hamilton, attesi da un pubblico che già da venerdì mattina affollerà le tribune dell’Autodromo, la risposta della SF-26 sarà un indicatore politico e sportivo insieme. Se la Ferrari riuscirà a ridurre il distacco dalla Mercedes nei tratti di massima velocità, la corsa al Mondiale potrà assumere un profilo diverso. Se invece il guadagno resterà confinato ai numeri di laboratorio, il margine dei rivali continuerà a pesare.
A Maranello, per ora, prevale la prudenza. Nessuno parla di svolta, almeno pubblicamente. Ma il GP d’Italia offre il contesto più severo e più trasparente: rettilinei, frenate violente, poco spazio per compensare con l’aerodinamica. Il cuore della SF-26, rivisto nella sua parte più sensibile, batte più forte. Monza dirà quanto.








