Moto GP

Quartararo contro Yamaha, è rottura: il team risponde duramente

Pilota in tuta nera a braccia conserte accanto a una moto da gara nel box, con meccanici e laptop sullo sfondo
Clima teso nel box dopo la gara: pilota e tecnici al lavoro sulla moto in un garage del paddock, tra analisi e frustrazione.

Fabio Quartararo e Yamaha sono finiti al centro di un duro confronto pubblico domenica, al termine del GP di Aragon al MotorLand, dopo il 18° posto del pilota francese e le tensioni emerse sul lavoro di sviluppo della MotoGP e sui test con le gomme Pirelli, negati dalla casa giapponese in vista dei programmi futuri.

Quartararo-Yamaha, tensione dopo il GP di Aragon

Il fine settimana di Aragon ha lasciato più strascichi fuori dalla pista che nella classifica finale. Fabio Quartararo, campione del mondo 2021, ha chiuso lontano dalla zona punti e, davanti ai microfoni nel dopogara, ha mostrato una frustrazione che da tempo covava nel box Yamaha. Poche parole, ma pesanti: “Per il futuro non sono più in grado di aiutare la squadra. Per motivi personali non voglio farlo”.

Il francese, apparso teso dopo una gara difficile, ha poi chiarito il punto che più lo ha irritato. Avrebbe voluto partecipare ai test in Austria con le Pirelli, ma la squadra non glielo avrebbe consentito. “Volevo fare qualcosa, ma loro non me lo permettono”, ha spiegato Quartararo, lasciando intendere che il rapporto con la casa di Iwata sia entrato in una fase molto delicata. Non una rottura formale, almeno per ora. Ma il clima, questo sì, è cambiato.

Le accuse del pilota francese sul lavoro di sviluppo

Nel suo sfogo, Quartararo ha insistito anche sul carico di prove sostenuto durante il weekend. Secondo il pilota, più che concentrarsi sulla prestazione, la squadra gli avrebbe chiesto di testare diverse soluzioni tecniche senza ottenere risposte convincenti. “Questo fine settimana ho fatto più il collaudatore che altro”, ha detto, riferendosi in particolare a un telaio provato più volte e a un nuovo leveraggio che non avrebbe portato miglioramenti.

La frase che ha colpito di più il paddock è arrivata poco dopo, quasi come una chiusura del conto. “D’ora in avanti smetterò di provare cento cose in un fine settimana”, ha aggiunto il francese. In quel momento la polemica ha superato i confini della normale delusione post gara, perché ha toccato il nodo centrale del progetto Yamaha: una moto ancora lontana dal livello atteso e un pilota di riferimento che non sembra più disposto a fare da perno nello sviluppo.

Il contesto pesa. Yamaha sta lavorando per recuperare terreno in una MotoGP sempre più competitiva, mentre Quartararo, secondo quanto riportato, è destinato a lasciare la casa giapponese nel 2027 per passare alla Honda. Una prospettiva che rende più complessa la gestione dei test, dei nuovi componenti e delle informazioni tecniche. Eppure, fino a pochi mesi fa, il francese veniva ancora indicato come il riferimento principale del progetto.

La replica Yamaha: Meregalli e Pavesio rispondono

La risposta della Yamaha è arrivata meno di 24 ore dopo, attraverso un’intervista a L’Equipe. A parlare è stato prima Maio Meregalli, team manager della squadra, che ha ricostruito la scelta sui test con le Pirelli in Austria. “Scenderanno in pista Razgatlioglu e molto probabilmente Guevara, che correranno con noi il prossimo anno”, ha spiegato, ricordando che altri costruttori avrebbero seguito la stessa linea con i piloti in uscita.

Meregalli ha citato diversi esempi per chiarire la posizione del team: Martin e Ogura non proveranno l’Aprilia, Bagnaia non salirà sulla Ducati, Acosta non testerà la Ktm. “Noi non faremo provare la moto né a Miller, né a Fabio”, ha aggiunto. Poi, però, è arrivata una stoccata più personale: “Quartararo deve prendere esempio da Jack Miller, che dà sempre il massimo e fa in modo che, anche se siamo in difficoltà, possa restare il buonumore”.

Anche Paolo Pavesio, direttore esecutivo di Yamaha, è intervenuto sul caso. Il dirigente ha ammesso che la moto non si trova al livello desiderato, ma ha respinto l’idea di una squadra ferma. “Fabio si lamenta regolarmente che non sviluppiamo la moto; quando gli facciamo testare i nuovi pezzi ci rimprovera dicendo che si perde”, ha dichiarato. Poi la frase più netta: “Manca un po’ di obiettività”. Parole misurate, ma non fredde.

Un rapporto logorato dentro il box Yamaha

Il botta e risposta tra Fabio Quartararo e Yamaha racconta una tensione che non nasce ad Aragon, ma che ad Aragon è diventata pubblica. Il 18° posto ha fatto da detonatore, certo, però il problema sembra più profondo: aspettative diverse, tempi di sviluppo giudicati troppo lenti dal pilota e una gestione tecnica che la squadra difende come coerente con le scelte degli altri costruttori.

Nel paddock, casi simili non sono rari quando un pilota è in uscita e una casa deve proteggere il proprio lavoro sul futuro. Solo che qui c’è di mezzo un campione del mondo, uno dei volti più riconoscibili della MotoGP, e una Yamaha che sta cercando di ricostruire competitività dopo stagioni complicate. La convivenza dovrà continuare, almeno nel breve periodo. Ma dopo Aragon sarà più difficile far finta che dentro il box non sia successo nulla.

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